13 Febbraio 2026, da qualche parte nei cieli africani
Rieccomi qui su un nuovo aereo, questa volta per un viaggio che aspettavo tanto quanto ne ero ansiata. Sola, a incontrare degli sconosciuti, con tanti vaccini e profilassi più di quante ne abbia mai fatti per qualsiasi altro viaggio. “È un viaggio”, direte voi, a che serve l’ansia? È che quando ti succede qualcosa di brutto, capisci di non essere invincibile, e questo qualcosa per me è stata un’ameba presa in Messico nel 2024 da cui sono riuscita a liberarmi solo un anno dopo (e contro le sue conseguenze ci sto ancora combattendo).

Viaggi cancellati, vissuti poco bene o con l’ansia incredibile che qualcosa potesse andare ancora storto. Ecco perché oggi mi ritrovo a scrivere aggrappata alla speranza che il malarone non abbia effetti collaterali forti, che dove sto andando non mi lasci altri souvenir di questo tipo, che il coraggio di fare viaggi con quella spensieratezza che mi caratterizzava possa tornare. E quindi eccomi qui su questo aereo a osservare un’Africa sconfinata dal finestrino: grande, arida, ma piena di vita.
E già sul secondo aereo, mi rendo conto di avere un posto parete senza finestrino (aiuto!) e di aver lasciato la mia amata borraccia sull’altro volo (aiuto al quadrato).
File infinite in aeroporto (laureata nella scelta di scegliere la più lenta), posso dire di aver avuto il benvenuto più traumatico di sempre: un incrocio, un poliziotto che fa un cenno all’autista, il poliziotto che sale in macchina e non ci fa ripartire, il driver che inizia a parlargli in swahili e io dietro che inizio a preoccuparmi. Posso dire che comprare un’ e-sim per avere Internet dal minuto uno è stata la migliore idea possibile? Grazie Whatsapp che permetti di condividere le location ed evitare così pericolosi infarti. Morale della storia: dopo essere stata lasciata in macchina da sola con il poliziotto per un tempo che è sembrato più lungo di quello che effettivamente è stato, e aver visto il driver dare dei soldi al poliziotto, ho capito che c’era un problema con la targa e che la polizia non avrebbe lasciato andare la macchina fin quando non gli fossero arrivati questi soldi. Welcome to Africa, insomma!
Ma ecco, against all odds, rieccoci sulla strada, per andare a prendere tre persone con cui ho scambiato solo qualche messaggio e con cui trascorrerò le prossime tre settimane. Sounds scary? Probabilmente una delle cose più sicure che ho fatto nei miei viaggi, ma vi racconto tutto domani mentre nel frattempo guardo dalla mia stanza gigante al terzo piano il panorama che guarderò anche nelle prossime settimane a Watamu, la Little Italy del Kenya. PS: L’ho scoperto solo dopo aver prenotato.


14-15 Febbraio 2026, Watamu, Kenya
È difficile iniziare da qualche parte quando hai così tanto da dire e trasmettere. Allora inizio da qui, da quella che è stata la mia passione da quanto posso ricordare: dal viaggio. Da come quel parassita in Messico nel 2024 ha fatto diventare tutto così pauroso e da come essere qui su un kayak in mezzo alla laguna kenyota circondata da mangrovie mi faccia sentire così viva. Quanto mi era mancata questa libertà, quanto questa curiosità per le persone, la natura, la cultura, così come tutti gli aspetti e le sfaccettature di uscire dalla comfort zone e la sensazione della sabbia bianca sui piedi e il vento caldo tra i capelli.
E quindi eccomi con altri dieci sconosciuti, a respirare l’aria africana di Watamu che ho scoperto essere la Little Italy del Kenya. Parlando degli sconosciuti, fanno parte di Wi-Fi Tribe, il programma a cui ho deciso di unirmi che organizza co-living di digital nomad in giro per il mondo (in altre parole, persone che lavorano in remoto vivono insieme per un mese).
Insomma, non è solo la cultura africana da scoprire, ma anche quella di tutte queste anime che il destino ha scelto di mettere nella mia vita in questo preciso momento. Ma veniamo alle scoperte africane del primo giorno: ho scoperto che le maree qui sono più veloci di quello che possiamo immaginare, che ci sono otto diversi tipi di mangrovie e che piantarla è estremamente facile ed estremamente divertente (sui rami ci sono delle strutture che cadono quando pronte, ed è così che si riproducono). Ed è così che adesso le mie mangrovie Koko e Kevin cresceranno felici in Kenya (grazie alla guida che si è fatta rapire dalle mie domande).



È anche bellissimo vedere i progetti di conservazione dietro queste piante, dalle radici a matita o a tronco che vivono di acqua e sale. Direi che il Kenya sta già conquistandomi. Su Watamu invece… Essere ad un party di sabato sera e sentirsi in una qualunque festa in spiaggia italiana non la definirei esattamente un’esperienza autentica, ma ecco, obiettivo del viaggio sarà proprio di trovare autenticità nella miriade di business italiani che mi circondano e nel frattempo perdermi nelle culture che Wi-Fi Tribe ha messo insieme. Un mese interessante, insomma.
16-20 Febbraio 2026, Watamu, Kenya
Giorni che si susseguono nell’esplorazione delle linee Internet che funzionano e della casa che ci ospita, Casa Corra. Ovviamente di italiani, una struttura perfettamente integrata nel paesaggio, con giardini colorati, due piscine e tanti su e giù con aree di co-working all’aperto dove connettersi.
Posso dire di aver già trovato la mia postazione di yoga preferita e, come al solito, una alternanza di posti preferiti per lavorare. L’esplorazione non si ferma ai posti, ma prosegue con la scoperta delle anime che mi stanno accompagnando in questo viaggio unite dai valori di rispetto, inclusività, cameratismo e umiltà. Ed è in questi valori che siamo tutti d’accordo che 13 persone è il numero giusto per essere né troppe, né troppo poche, per darci il tempo di conoscere le sfaccettature di ognuno, per capire che meno di una settimana ci ha già dato più di quanto ognuno di queste 13 persone potesse aspettarsi.


Tanto che il compleanno di Lisa, una delle 13, è stata un’occasione per emozionarsi a vedere quanto amore è stato condiviso (e apprezzato) con una persona che fino a 10 giorni fa era una completa sconosciuta. E quando tutto questo succede al LichtHouse, davanti ad un tramonto che parla al cuore e birre artigianali è tutto ancora più bello.


Altre due scoperte della settimana? Il TreeHouse, uno studio yoga completamente immerso nel verde, in cui l’architettura si combina perfettamente con la foresta di palme tutto intorno: immaginate scale alla Gaudì, un’alba che nasce dal mare, palme che incorniciano lo scenario, il tutto in movimento al ritmo dell’OM. E qui mi viene da pensare che effettivamente un po’ tutti gli edifici dovrebbero seguire queste linee guida: un’integrazione con la natura piuttosto che un soppiantarla.


E la seconda scoperta? Garoda beach, una spiaggia di kiters: bianca, piena di vento, con la marea che quando arriva, velocissima, gioca a chi si prende più lettini. Non solo mi rivedrà per uno sport di vento, ma anche e soprattutto per la piattaforma del Kobe bar: vista nel blu e verde, baciata dal vento, con wi-fi per lavorare. Watamu, sarai anche piena di italiani, ma sai bene come conquistare.
21 Febbraio 2026 Mida Creek BlueSafari, Watamu, Kenya
Sembra che in ognuno dei miei ultimi viaggi ci sia un incidente o più. Ma questa giornata è stato particolarmente down, a partire dal luogo sbagliato dell’escursione che ci ha fatto ritardare tutto. A questo si è aggiunta la preoccupazione di un messaggio « We are at the hospital» ; perché due dei nostri hanno avuto un incidente in motorino e l’unica cosa che abbiamo potuto fare è stata aspettare notizie. Come dico sempre: gli imprevisti fanno parte dei viaggi e se finiscono bene sono un’altra storia da raccontare. Ed è stato proprio questo il caso, dopo bendaggi e ovviamente shock, paura e preoccupazione.
Lasciatemi aggiungere che qui a Watamu, i mezzi principali sono tuk tuk e motociclette (in cui un driver prende due persone a moto). Purtroppo le strade sono molto accidentate e hanno dossi enormi; quindi, il mio consiglio è di lasciarvi portare dai locali che conoscono ogni buca (e sono disponibili OVUNQUE), piuttosto che affittare motorini per essere completamente indipendenti e rischiare come è successo ad alcuni dei nostri.

Una volta tranquillizzati nel sapere che tutti stavano bene, a parte qualche ammaccatura, siamo potuti partire per la nostra piccola grande avventura, perché se mi porti tra i pesci e i coralli divento la persona più felice del mondo: esattamente quello che è successo. Correre dietro ai pesci pappagallo, esplorare anemoni di mare con i suoi piccoli Nemo, perdermi tra i branchi di pesciolini, nuotare fino al fondale per scoprire quello che le rocce nascondono: esattamente il mio tipo di felicità, culminata alla vista della grigliata di pesce fresco, parte del tour che abbiamo preso. Un piatto di aragosta che in Europa sarebbe costato centinaia di euro qui è quasi la normalità, e che buone! Mi porterò i sapori, i colori e le sensazioni per un bel po’ di tempo nel cuore.
22 Febbraio 2026 – Arabuko-Sokoke Forest e Mida Creek, Watamu, Kenya
Sveglia alle 5 per andare a fare un’altra delle mie cose preferite: cercare animaletti endemici e non, all’interno del loro habitat naturale. Ed è così che arriviamo alla Arabuko-Sokoke Forest, più di 400 ettari di foresta protetta che dà casa a elefanti, dik dik (piccoli cervi), una miriade di uccelli e star della foresta, il famoso golden-rumped elephant shrew , ovvero un tipo di toporagno. Pensate che di questa specie, il 90% della sua popolazione vive proprio in questa foresta. E infatti, accompagnati da una guida, potrete vederne i loro corpicini marroni sfrecciare al minimo rumore, così come potrete vedere i gufi addormentati, dik dik (piccoli cervi africani che sembrano lepri) e, se vi dice bene, elefanti. Entusiasmo alle stelle, abbiamo visto le prime specie nella prima mezz’ora, per poi imbarcarci alla ricerca degli elefanti attraverso le loro cacche e distruzioni nella foresta (quando capisci il significato di essere delicato come un elefante). Missione fallita questa volta, probabilmente perché al posto di prendere la strada per lo stagno degli elefanti (era mattina e a loro piace andarci di pomeriggio), abbiamo deciso di prendere la strada da 17 km tra parti vecchie e nuove di una foresta che si sta prendendo sempre più spazio, aiutata dai tanti volontari e progetti collegati.


Alberi parassiti e altri da cui si può estrarre gomma o uno sciroppo che gli elefanti usano come snack: avere Jonathan come guida ci ha aiutato ad andare oltre e immergersi nelle meraviglie che la natura può regalare. Tra questi, il fatto che la maggior parte dei sentieri di questa foresta sono di sabbia perché apparentemente un tempo era tutto coperto dal mio amato mare. Insomma, dopo averci camminato sopra (vedi l’articolo sulla Finlandia ) riesco anche a camminare tra quelli che un tempo erano i suoi abissi.
Momenti di commozione intervallati a maledizioni lanciate per il troppo caldo, l’aver scelto i 17 km al posto di un sentiero più breve, il sentiero sabbioso che rende tutto più difficile e una fine che non arriva mai. Insomma, quando abbiamo visto la macchina del nostro autista Jefwa ci è sembrato un miraggio (non vi dico la felicità nel vedere che miraggio non era). Tutta questa fatica ha meritato un gelato gigante: d’altronde, avere tutti questi italiani in giro non è poi così male.



Il gelato non è l’ultimo highlight della giornata, perché il pomeriggio ci ha visto a bordo di una barca a vela tradizionale a navigare sulle sponde di Mida Creek. Fenicotteri, uccelli blu che si rincorrono sulle acque piene di riflessi, e che come noi aspettano il tramonto. Un tramonto, ahimè, interrotto dalle nuvole, ma non per questo meno ristorativo. Insomma, il Kenya ci sta insegnando ad essere pazienti e resistenti nella scoperta, ma anche a rallentare quando serve, nella piena filosofia dell’ hakuna matata.
23 Febbraio 2026 – Casa Corra, Watamu, Kenya
Vorrei raccontarvi meraviglie e invece vi racconto dell’ansia di uno schermo del computer di lavoro rotto che avrebbe potuto trasformarsi in un volo anticipato perché, anche se qui di lavoro parlo poco, le deadline, le call e nuovi task ci sono sempre e vanno fatti soprattutto in un’organizzazione che punta al risultato piuttosto che a farci stare davanti al computer tutto il giorno. Long story short, Rachel, la nostra Community host aveva uno schermo in più che mi ha salvato tutto il lavoro che altrimenti avrei dovuto trovare modi moooolto creativi per fare. Speriamo che sia l’ultimo imprevisto di questo viaggio?
24 Febbraio 2026 – Casa Corra, Watamu, Kenya
Giornata che mi sento in dovere di raccontare principalmente per tre cose. La prima: ho fatto padel per la prima volta e, dolore al braccio compreso, mi ha riportato ai vecchi tempi del tennis. Lo ripeterei? Sì. In Kenya? Nì, perché essere accolta da cappuccini, musica italiana e italiani non ve la consiglio come esperienza local.

Altra cosa invece è la lezione di danza Afro beat che ci ha visto sudare, ridere e saltare al ritmo di note dell’Africa «vera ». Un risultato di performance non ottimali, l’opposto di quello del divertimento. La cena preparata dallo chef (qui diffusissime, a prezzi irrisori: meno di 5 € a testa per cibo buono, pieno e salutare) non ci è mai sembrata più meritata.
Dopo l’esperienza local torno all’italianità della mia stanza al ritmo delle canzoni di Sanremo, perché va bene stare fuori, ma certe tradizioni vanno rispettate (non vi dico la frustrazione di non poter commentare in diretta per un fuso orario decisamente poco favorevole). Chissà se riuscirò a tenere il ritmo!
25-26 Febbraio 2026 – Casa Corra, Watamu, Kenya
La risposta è no, perché alle 22:40 sono già bella che a dormire, tra giornate che passano da chiacchiere al lavoro di focus. È tutto overwhelming ma di un sovraccarico che arricchisce e ti fa tornare a casa con un bagaglio di conoscenze nuove, mischiate alla produttività di un lavoro che puoi portare con te nel nome della libertà: una libertà che si farà sentire prepotente domani, ma domani è un altro giorno.
27 Febbraio 2026 – Tsavo Est, Kenya
Uno dei miei giorni preferiti da quando sono arrivata, perché se si combinano prime volte e animaletti come fa a non esserlo?





Il mio primo safari, la mia prima volta a vedere la libertà negli occhi di questi animali. Leoni, gazzelle, zebre, impala, avvoltoi, elefanti, facoceri, ghepardi: non sono neanche tutte le specie che abbiamo visto in una savana più verde di quello che immaginavo sotto un cielo blu che ci ha regalato emozioni. Come quelle che ho provato a vedere gli elefanti vivere questa libertà al punto da dovermi asciugare una lacrimuccia. È bellissimo osservare l’eleganza dei leoni, la maestosità degli elefanti, la giocosità delle zebre, la resilienza dei bufali, la velocità dei dik dik, le movenze dei ghepardi, le danze degli avvoltoi e i sogghigni delle Iene, perché qui sono loro i padroni e siamo noi umani a doverci sottomettere alle loro leggi senza gabbie a dividerci, solo il rispetto (e il finestrino di una Jeep).



Quando non pensavo di essere ulteriormente incantata da questo mondo, siamo arrivati al Voi lodge, una gemma incastonata tra le alture della savana, da cui osservare un panorama che toglie il fiato tra pozze d’acqua e una distesa infinita di natura che invece fa tornare a respirare. Insomma, Io mica mi aspettavo che, in un giorno, 3 game drive (nome delle uscite in Jeep alla ricerca degli animali), di cui una notturna (la più sorprendente, perché ti rendi conto di quanta vita c’è in un momento in cui la maggior parte degli umani si addormenta) mi avrebbero potuto regalare così tanto? Forse devo cambiare l’inizio di questa pagina: questo venerdì è stato decisamente il mio giorno preferito da quando sono arrivata in Kenya.
28 Febbraio 2026 – Tsavo Est, Kenya
Dopo aver descritto le meraviglie del Safari, mi sembra giusto nominare la parte wanderlast che non luccica. Perché in un safari siamo noi che dipendiamo dalla natura. Una natura selvaggia che la fa da padrona, perché se gli animali non vogliono farsi vedere, non si faranno vedere. E considerando che agli animali non piace la pioggia e oggi era tutto grigio e piovoso, di animali ne abbiamo visti ben pochi. Prendere la giornata di ieri di ferie è stata, a quanto pare, una buonissima idea.
Con la consapevolezza di non essere poi tanto diversa da un animale selvaggio nel non amare la pioggia, il gruppo si divide: una parte va al Tsavo West, mentre un’altra parte, di cui faccio parte, torna a Watamu, in quella che ormai è diventata la nostra casa, tra le coccole di Peter, il property manager, di Corrado, il proprietario e tutto lo staff che ci lavora. Eppure, oggi questa casa mi sta stretta. E nel bisogno insofferente di scappare, vado a Garoda beach per provare a fare una lezione di wing foil.



Il vento, a quanto pare, non era d’accordo, ma onestamente, cambiare un po’ d’aria, parlare di vento con altri surfisti, rilassarmi sui loro cuscini con la mia penna e il mio taccuino, buttare giù i pensieri dell’ultima settimana, ne è valsa comunque la pena. Una giornata senza wing foil, ma conclusa con un tramonto, una cena vista mare, i piedi nella sabbia, in una tranquillità che il mondo oggi ha perso.
1 Marzo 2026 – Casa Corra, Watamu, Kenya
Penso proprio che mi mancherà tutta questa calma, questa sensazione che anche se il mondo sembra esplodere, ci sono posti che invece vanno al loro ritmo, respirano e ti fanno respirare. Perché quando sei a casa e leggi le notizie, hai una costante sensazione di impotenza, andando a portare quell’ansia che è già presente di suo alle stelle.


Io che sono in viaggio invece, percepisco che ci sono ancora posti sicuri, che vale ancora la pena affrontare le paure nel nome di quel mondo impazzito, che d’altronde quella paura che abbiamo a casa è controllata dalla condivisione e dal fatto che la vita intorno a noi che siamo i più fortunati, continua. Così come continua il rincorrersi del giorno e della notte nel risultato dei colori che fanno il tramonto. Quello di stasera al Cocomo beach bar, salvato in un timelapse, me lo porto nel cuore per ricordarmi di essere vicino a chi vede crollare il suo mondo, a chi ha paura, e a chi cerca di trovare la pace in ogni dettaglio.
2 Marzo 2026 – Casa Corra, Watamu, Kenya
Un altro tramonto dalla terrazza che vince il premio miglior vista, una partita a biliardo, a cui non giocavo da una vita, e la terza settimana che inizia. La magia della terza settimana in viaggio nello stesso posto: trovi le tue abitudini, come le colazioni all’Isla Cafè, le parole del posto che ti fanno fare amicizia, la scoperta di nuove storie locali, la routine delle giornate e dei posti del cuore, la dimensione che poi ti porti in valigia e ti fa pensare a quel posto come un altro pezzo di cuore, che hai disseminato in giro per il mondo.

Inizi anche a sentire una leggera nostalgia di casa, se casa è il posto che hai scelto e ti fa stare bene. Per tanti anni questa sensazione mi è mancata, e adesso che bello sentire la mancanza di un pezzo importante della mia vita e del mio cuore che ho lasciato a casa. Ma non è ancora il momento di tornare: c’è ancora tanto da scoprire sia a Casa Corra, sia a Watamu.
3 Marzo 2026 – Watamu, Kenya
Una snake farm (allevamento di serpenti) a due passi dal posto dove stai è un segno abbastanza evidente sulla necessità di visitarlo. Ancora di più quando il posto fa ricerca e mira a capire di più di queste creature per poterle meglio proteggere. Che ne siate affascinati o spaventati, questa farm di serpenti è il posto ideale per capirne di più e sapere come proteggerli e proteggersi. Chi l’avrebbe mai detto che non si scappa da un serpente, ma piuttosto si procede lentamente all’indietro? La motivazione è ancora più incredibile: per dargli lo spazio per scappare, perché è il serpente ad aver paura di noi. A queste si aggiungono le scoperte di un serpente che sputa una specie di cenere, il boa constrictor che può morire infilzato dalle costole di una gazzella se è troppo vorace, il Black Mamba che deve il nome alla sua bocca e lingua nere, e che piccoli serpenti si cibano di uova e cacciano i gusci. Insomma, una specie di museo di storia naturale con animali vivi, a cui si aggiunge un bar troppo carino che vende quadri e altre forme d’arte di artisti del posto.



Una mattina piena di scoperte che ha visto un pomeriggio di confronti, discussioni e giochi con il Tribal Tuesday di WiFi Tribe, un momento per tirare le somme, organizzarsi per i giorni che seguono, e continuare la conoscenza di queste anime che si sono ritrovate sul tuo stesso cammino.
4 Marzo 2026 – Watamu, Kenya
Non sempre il viaggio è fatto di picchi di felicità, per cui arriva il momento in cui esci per un momento da quell’idilliaca avventura per essere trascinato di nuovo nella vita vera, travolta, non sempre con delicatezza. Ed è appunto questo il giorno in cui il mondo è venuto a bussare alla mia porta, con le sue notizie e l’impotenza di non poter fare niente per fermare l’odio, gli interessi, il potere, e in questa apatia mista a paura per il futuro, l’unica possibilità è concentrarsi sulle piccole cose: la cena cucinata dagli chef che ormai fanno parte della famiglia, un gelato mangiato in compagnia tra risate e confessioni, una partita a Jenga per trovare equilibrio quando tutto intorno sembra cadere.


Siamo soli insieme in questa esperienza, e questo fa sì che questo insieme metta all’angolo le paure fin quando non spariscono. La guerra fa paura, soprattutto quando sembra propagarsi piuttosto che finire. E oggi ancora più di ieri, mi prometto di vivere, a pieno, grata per ogni momento.
5 Marzo 2026 – Watamu, Kenya
La stagione delle piogge è arrivata e lo può testimoniare persino il mio letto, con le gocce di pioggia cadute dal tetto di paglia. Tutto appiccicoso (incluso ogni indumento della mia valigia), strade allagate, quasi come a dire «Okay, viaggio finito! Adesso è il momento di tornare a casa». Gli ultimi giorni sono sempre così: una costante altalena tra la malinconia di casa e la voglia di non lasciare mai un posto che ha imparato le tue abitudini e tu le sue. A maggior ragione che le persone che fino a 15 giorni fa erano completi sconosciuti, sono ora le stesse persone con cui pianifichi nuove esperienze in giro per il mondo.



Per adesso ci godiamo un tramonto (mancato per le troppe nuvole) e una pizza vista mare al sapore di birre artigianali al Sunset Lab. Fuck normal, I want magic: una scritta sullo specchio del bagno, quasi come a voler rimarcare la magia di quest’esperienza. Tredici sconosciuti che diventano amici vivendo insieme in un posto in Kenya pieno di italiani. Direi che il normale ci va decisamente stretto, no?
6 Marzo 2026 – Watamu, Kenya
Lezione per il futuro: mai aprire la finestra di sera, se la tua finestra affaccia sulla campagna kenyota. Tempo due minuti, e la mia stanza si è trasformata in un campo di battaglia tra me e multipli esseri volanti decisamente più grandi di quello che avrei potuto sopportare per dormire tranquillamente. God Bless l’insetticida che mi porto in viaggio che mi ha permesso di vivere una notte tranquilla senza agguati volanti. Tranquilla poi per modo di dire, considerando la serata tex-mex, le risate, le battute, i giochi, il cibo.

Tranquilla, invece è stata la giornata di shopping alla ricerca dei souvenir da portare a casa. Colazione da Naturalmente Pane e via di passeggiata alla ricerca di tesori. Ecco, preparatevi ad essere assaltati da decisamente troppe persone che ti chiedono di vedere il loro negozio, i loro prodotti, la loro cooperativa, riuscendoci soprattutto al minimo calare dell’attenzione. Ci si sente un po’ dei salvadanai ambulanti e onestamente dopo un po’ stanca, soprattutto quando si arriva ad approfittare della bontà delle persone che ascoltano e gli assalti diventano eccessivi; a tal punto da desiderare solo l’accoglienza e la calma di Casa Corra. Io, comunque, il mio bottino l’ho fatto, tra borse fatte con buste di cemento riciclate, cestini fatti a mano, e orecchini dai profili masai. Siamo agli sgoccioli e sento che lasciare questa famiglia sarà difficile.


7 Marzo 2026 – Malindi, Kenya
Quando la stagione delle piogge colpisce, non ce n’è per nessuno. E noi l’abbiamo sperimentato su pelle e abiti nella nostra escursione alle rovine di Gedi. Mille anni di storia sotto una pioggia scrosciante, a evitare pozze d’acqua e scivoloni. Neanche il Van tipico di Nairobi (ovvero una vera e propria discoteca su strada, con tanto di vetri pieni di graffiti, casse da far vibrare il sangue, e schermo per sentire e vedere le migliori hit afro), ha aiutato perché con il fatto di non poter realmente aprire i finestrini per la pioggia, il risultato è stato un bel po’ di appiccicume misto a nausea da mal d’auto.





Un incubo? Probabile, ma ripagato dai colori mozzafiato del tramonto di Hell’s Kitchen. Anche qui, non è tutto oro quel che tramonta, perché questo canyon dai colori brillanti è anche un ammasso di fango scivoloso quando piove e sia le mie scarpe che i miei jeans l’hanno subito tutto. Ma onestamente quando ti ricapita di camminare in un canyon? E di ammirare uno dei tramonti più belli che il Kenya mi ha regalato? La natura ancora una volta mi toglie il fiato e ancora una volta mi innamoro dei colori del Kenya che mi sta dando il più bello dei suoi addii, forse per farsi perdonare dalla troppa pioggia. Sarà che questo Mal d’Africa esiste davvero?


8 Marzo 2026 – Watamu, Kenya
L’ultimo giorno, quello delle ultime volte, quello in cui si tirano le somme, quello in cui si fanno promesse per non perdersi, quello in cui ti guardi indietro e pensi a tutto quello che un nuovo posto ti ha regalato. Nei suoi pole pole (lentamente), nei suoi hakuna matata, nella sua accoglienza, il Kenya mi ha ricordato che rallentare è importante tanto quanto raggiungere i propri sogni , ma ai propri tempi e con i propri modi.
Forse non avrò visto i suoi lati più autentici, considerando l’italianità dai colori africani di Watamu, ma di sicuro mi ha dato gli strumenti per voler vedere di più, scoprire di più, vivere di più di quell’Africa vera che mi mancava e che adesso cercherò di rincorrere, per riempirmi il cuore di nuove meraviglie e perché d’altronde il mal d’Africa esiste. Magari il prossimo posto lo scelgo con meno italiani :D.


L’ultimo giorno ci ha anche visti seduti intorno al tavolo a scambiarci i motivi per cui siamo grati di questa esperienza. E io penso di esserne grata principalmente per aver ritrovato la passione per il viaggio fuori dalla comfort zone, per il viaggio fuori dai confini europei che dopo quel famoso parassita mi erano sembrati tutti pieni di pericoli, problemi, ostacoli e paure che non avrei potuto superare da sola. Grazie Kenya, grazie WiFi Tribe, grazie a Rachel, Lisa, Cam, Florentyna, Parth, Adam, Jackie, Adelle, Georgia, Emre, Irene, Hannah: Mi avete restituito la libertà, e adesso non vedo l’ora di usarla per la prossima destinazione di scoperte. Stay tuned!
🏠 Dove Dormire e Lavorare (Co-living & Co-working)
- WiFi Tribe (Il programma di co-living per digital nomad): Sito Ufficiale
- Casa Corra Village (La villa che ci ha ospitato a Watamu): Sito Web | Posizione Google Maps
- Voi Safari Lodge (Per un risveglio magico nel cuore dello Tsavo Est): Sito Web | Posizione Google Maps
🌊 Esperienze e Tour
- Mida Creek / Laguna di Watamu (Dove ho piantato le mie mangrovie Koko e Kevin!): Posizione Google Maps
- Watamu Treehouse (Yoga immerso nel verde con vista alba): Sito Web | Posizione Google Maps
- Blue Safari a Mida Creek (Snorkeling, delfini e grigliata di aragosta): Info Tour
- Arabuko-Sokoke Forest (Alla ricerca del toporagno elefante e dei giganti della foresta): Posizione Google Maps
- Bio-Ken Snake Farm (Ricerca e conservazione rettili): Sito Web | Posizione Google Maps
- Rovine di Gedi (Un tuffo nella storia swahili): Posizione Google Maps
- Hell’s Kitchen (Marafa Canyon) (Tramonti infuocati nel “cucina del diavolo”): Posizione Google Maps
🍴 Food & Sunset Vibes
- LichtHouse Watamu (Tramonti mozzafiato e birre artigianali): Posizione Google Maps
- Kobe Suite Resort / Kobe Bar (Lavoro vista mare a Garoda Beach): Sito Web | Posizione Google Maps
- Isla Cafè (Perfetto per una colazione rigenerante): Posizione Google Maps
- Sunset Lab (Pizza e birra artigianale a Watamu): Sito Web | Posizione Google Maps
- Naturalmente Pane (Il profumo del pane e dolci italiani in Africa): Posizione Google Maps
- Kokomo Beach Bar (Chill vibes sulla spiaggia): Sito Web | Posizione Google Maps
🛠️ Indispensabili per il Viaggio (Technical & Safety)
- Assicurazione Viaggio Heymondo: Fondamentale per viaggiare in serenità, provata più volte e straconsigliata. Heymondo Assicurazione.
- eSIM Holafly: Holafly è perfetta per il Kenya per evitare costi di roaming: Holafly Kenya.
- M-Pesa: Per pagare i driver locali come Jefwa o le guide come Jonathan, il sistema di pagamento mobile M-Pesa è vitale in Kenya. Se hai Revolut, è già implementato lì, altrimenti puoi attivarlo presso un negozio Safaricom.
- Viaggiare Sicuri: Per chi è preoccupato per vaccini, profilassi, visti e co, il portale della Farnesina è il punto di riferimento: Viaggiare Sicuri – Kenya.