My BitterSweet Quarantine

8 marzo 2020, Parete, Italia

É notte, brividi, i denti che tremano. Come si fa a farli smettere? Come si fa ad addormentarsi? La sveglia ancora non suona e il corpo non smette di tremare. Zona rossa, hanno detto, e pensare che il rosso mi é sempre piaciuto. Il rosso delle fragole, dei tramonti, adesso delle zone. Ma perché poi? Per la lotta contro tutti o nessuno, a colpi di decreti e chiusure. Aereo alle otto, i denti ancora tremano, i pensieri insistono: e se fossi io il nemico? Il letto non é mai stato cosí freddo. Brividi, genitori che dormono nella stanza accanto, la valigia, anche lei rossa, sul letto.

9 marzo 2020, Aeroporto di Capodichino, Napoli, Italia

Lacrime, sospiri, non voglio andare via, ma la guerra é iniziata e io sono un soldato residente all’estero che non sa se gioca contro o a favore dell’avversario, 14 giorni per scoprirlo. Non un abbraccio, solo un addio silenzioso, l’espressione invisibile sotto uno strato di non tessuto. I controlli, l’ennesimo paio di guanti di plastica nel cestino, e pensare che la plastica era il nemico principale solo qualche settimana prima. Altri controlli, paura e diffidenza negli occhi delle poche persone che si squadrano a distanza di sicurezza. Si rimpiangono i sedili troppo stretti e il vicino sempre ingombrante. L’aereo decolla, mentre il finestrino é nascosto da gocce: no, non é pioggia.

Marzo-Maggio 2020, Bruxelles, Belgio

Alti e bassi, l’umore che oscilla peggio di un’altalena spinta da un bambino che vuole arrivare alle stelle. Colpi di tosse, la paura di non respirare. Ma perché solo quando leggo di numeri e peggioramenti? La solitudine, la preoccupazione per i cari lontani, la ricerca di un angelo da chiamare se il nemico decidesse di fare di me la sua arma.

Uno schermo, i bicchieri che cozzano contro il vetro del computer, cosí odiato, ma cosí necessario. Le respirazioni sulla scia del Namasté, le sudate per l’ennesimo squat, i dolori per un plank troppo lungo, ma tanto le spiagge caraibiche che ho prenotato mesi fa non le vedró.

I fiori che sbocciano ignari della distanza sociale, le foglie sempre piú verdi, le scie bianche nel cielo blu che diminuiscono. L’ora d’aria una volta a settimana, il sospiro di disperazione sulla porta per la diffidenza nei confronti dell’altro. Il peso della spesa da portare a casa, insieme al peso piú profondo da portare nel cuore.

Ancora uno schermo, lo smartworking, le riunioni infinite, la concentrazione che viene e va, si parla si parla, ma la realtá é che tutti pensano ad altro. Il sole che continua a splendere, la primavera che se ne frega dell’isolamento, un balcone che invece dall’isolamento é la sola scappatoia, il suono puntuale della solidarietá tutte le sere.

My bittersweet quarantine, le guide dei viaggi che non faró, le guide di quelli che ho giá fatto, i ricordi da bere, rivivere e postare, tra un apero online e una serie tv. I colori nel nero dei numeri, un’altra challenge, un’altra foto, pezzi di casa e di vita da aggiustare, alcuni irrimediabilmente rotti. Le pulizie del nervosismo, un cambio di stagione procrastinato all’infinito, la paura di non poterlo usare mai quel vestito estivo comprato nell’ultimo viaggio in Irlanda. La paura per chi é sull’orlo di un precipizio, la paura per chi é rimasto in quella che chiami casa da 27 anni, il controllo compulsivo di scappatoie che ti ci riportino, il conforto in un’asse telefonica Italia-Belgio. Riecco i colori, riecco la positivitá, riecco il futuro e la fiducia nei confronti dell’altro.

Torneremo a vivere, ad abbracciarci, a sorridere a meno di un metro. Il bikini lo tolgo dalla busta in cima all’armadio, é pronto per andare al mare.

My bittersweet quarantine. Bruxelles, Belgium.

2 risposte

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