Otto passi di libertá

Los Silos, Tenerife, Spagna

Otto passi

Quelli che la separavano dallo strapiombo. Si sentiva trasportata, voleva essere trasportata. Non sapeva dove sarebbe andata, sapeva solo che il momento giusto era lì e ora. Così come le onde richiamavano i sassi neri nel loro abisso, così lei si sentiva attratta da tutta quella forza.

Sette passi

A che serve volare, quando ti senti libera? Libera da compromessi, scelte, catene, bivi, decisioni. In quel momento c’era lei e il mare, un connubio di anime forti che si incontravano, lottando, amandosi, scontrandosi, ritrovandosi.

Sei passi

Così come le onde andavano e venivano, il suo respiro andava e veniva con loro, cibandosi di tutta l’energia di quello che la circondava, per poi ricacciarla in un continuo scambio di libertà. Non si era mai sentita così forte, presente, viva.

Cinque passi

Fece spaziare lo sguardo: l’edificio in lontananza, nella sua immobilità, contrastava con il soffiare del vento, il muoversi delle onde, il rollare dei sassi che venivano trascinati dalla forza della corrente. Un faro? Una fabbrica abbandonata? Qualsiasi cosa fosse resisteva alla natura, e anzi ne era guardiana nella sua paziente immobilità. Ci si immaginava e immedesimava: le finestre sarebbero state gli occhi sull’infinito andare della marea; la torre, il naso che le portava profumo di aria fresca e libertà; il portone, la bocca imperlata di gocce che la seducevano con il loro sapore salato; le pareti, orecchie cullate dalla melodia delle onde. Cosa avrebbe dato in quel momento per diventare un posto fermo in quell’infinito divenire. Non avrebbe avuto più un passato o un futuro, solo un presente in costante equilibrio baciato dalla libertà.

Quattro passi

Ormai era sempre più vicina: avrebbe potuto essere sè stessa, bagnarsi delle gocce che la invitavano a entrare e lasciarsi trasportare dagli elementi che continuavano a sussurrare il suo nome. Non poteva resistere: era calma, felice, tranquilla, in balia del richiamo delle onde che sembravano scandire un nome di generazioni passate cha apparteneva anche a lei.

Tre passi

Sarebbe tornata schiuma, roccia, vento, acqua, sarebbe diventata tutt’uno con la natura che non l’aveva mai abbandonata. Nasciamo acqua, torniamo acqua, passando per un costante cambiamento che ci fa dimenticare di essere parte di un disegno più grande. Il disegno più grande che il suo cuore sentiva in quel momento e di cui anelava a esserne una parte ancora più presente.

Due passi

Calde lacrime iniziarono a rigarle il bianco viso colpito dalla brezza marina e dalle gocce che portava con sè, mentre il vestito lungo che indossava continuava la sua danza nei mille vortici in cui lo portava il vento. I capelli castani, anch’essi mossi dal forte vento, le incorniciavano il viso in mille spirali mai ferme che sembravano puntare alle sue lacrime per asciugarle in un gesto di amor proprio.

Un solo unico passo

E si sarebbe ricongiunta con il destino, con la potenza di un momento che l’aveva sopraffatta, un momento infinito da cui non riusciva a uscire e che lei stessa voleva durasse per sempre. Allungò il piede, adesso sospeso nel vuoto, pronta a lasciarsi andare e diventare infinita libertà. Chiuse gli occhi, un sorriso di pace che tremava di emozione.

Una mano

Quella che la afferrò prima dell’unico passo che la separava dal vuoto sotto di lei. All’inizio non si voltò, sorpresa da quel caldo contatto umano che contrastava con il freddo del vento che la colpiva. Era diverso dalla forza del mare che l’aveva trasportata fino a quel momento, ma non per questo meno potente.

Ritirò il piede, che ritrovò le salde rocce color ebano, si voltò, mentre la mano, stretta nella sua, continuava a farla retrocedere dolcemente negli otto passi che aveva fatto, riportandola ad una realtà diversa, non per questo meno sicura.

Sorrise alla figura che la teneva ancora per mano, mentre il cuore le si riempiva dell’infinità del momento e delle emozioni che aveva provato: avrebbe portato e mantenuto quella libertá con sè per sempre. 

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