Zurigo, Svizzera, 19 Dicembre 2025
Caro Diario, Perché è così che si inizia, no? Dopo che l’hostess mi ha terrorizzata dicendo di non cambiare assolutamente i posti perché l’aereo non è pieno, penso che sfido chiunque a trovare una viaggiatrice senza ansia. Per un volo in ritardo, per un volo cancellato, per un meteo avverso o per un attentato terroristico (perché sì, mi è successo anche quello ma questa è un’altra storia).
Insomma, se già la vita del mai una gioia ci mette il suo, quello di una viaggiatrice non è tutto wanderlust quel che luccica. Ma se devo dirla tutta, proprio in questo viaggio, quella paura è ridotta da pezzi di vita che incrocerò. Zurigo può non essere attraente, ma i suoi mercatini di Natale e la voglia di evadere da un anno pesante hanno fatto il resto. E i pezzi di vita? Perché Zurigo non è un caso e, se il caso non esiste, l’ho scelta perché persone di vite fa l’hanno scelta. Bruxelles, Thailandia, India: tre persone, tre destinazioni, una città, un weekend.

Ammetto che quando sono uscita dalla stazione la prima cosa che ho pensato è stata “Certo, me la ricordavo più carina Zurigo”, ma poi mi ricordo della mia brutta abitudine di visitare posti freddi nei mesi freddi, e così, via di cielo plumbeo e atmosfere grigie. Ma volete mettere poi i mercatini con le loro lucine o quelle giornate di sole fredde che pur coperte, fanno respirare? Continuando la camminata verso la guesthouse, iniziano ad apparire piccoli sprazzi di bellezza: un albero di Natale colorato, bar carini, tutto quello che rende Roberta felice.

Parlando di caffè, è proprio in quello della mia guesthouse che sono entrata per il check-in. E quando ti ricapita di fare il check-in in un bar? Tu con la valigia, e intorno a te ci sono una band che suona jazz, famiglie che si scambiano sorrisi e quella atmosfera impegnata di un bar in pieno servizio. Penso di aver trovato il primo spazio di bellezza, uno di quei posti felici che ti rimangono dentro e che ti ricordano di quella destinazione.

Lascio la valigia e, presa da quell’elettricità di una nuova destinazione, mi avvio verso la mia prima tappa: Il museo di storia naturale. Che poi, tutti rimangono spiazzati di questa mia passione. Ma sapete perché questo tipo di museo non smetterà mai di avere fascino per me? Perché ti svelano la storia di un paese, certo, ma anche e soprattutto perché ti fanno sentire piccola. La Terra ha miliardi di anni e noi ne viviamo appena un centinaio, se siamo fortunati. Ed ecco che i problemi di tutti i giorni sembrano infinitamente più piccoli rispetto a estinzioni di massa, glaciazioni, e grandi dinosauri che lottavano per la sopravvivenza. Anche questa volta torno a casa piena di scoperte: anche i dinosauri avevano i tumori, alcuni di loro erano colorati, i semi delle carote sono tipo pelosi e le api non vedono il giallo. A tutto questo si aggiunge di aver scoperto casualmente la vista più bella su Zurigo, conquistandomi anche in questo viaggio il mio tramonto: nuvoloso, ma pur sempre un tramonto.




Da lì mi sono poi persa nei primi mercatini di Natale, aspettando un’amica che non vedevo da quattro anni. Vin brulè, lucine, piccole cose carine, profumo di cibo e personaggi che sembrano usciti da una fiaba: i motivi per cui ogni inverno i mercatini mi chiamano, e ogni inverno rispondo. Puntualmente c’è infatti un’attrazione che mi fa dire “Wow” e qui a Zurigo è stata Lucy in the Sky with Diamonds, un’infinità di piccole lucine sospese sulla strada più costosa di Zurigo a sembrare delle stelle, o, appunto, diamanti. Da un sogno, se ne passa un altro: Illuminarium, un mercatino di Natale nel museo nazionale svizzero, ma anche un misto tra luminare del Sud Italia e sapori nordici.



È qui che ho fatto un salto nel passato con un’amica conosciuta a Bruxelles che non vedevo da quattro anni. Quante vite vissute in questi anni, quante storie belle o brutte, tutte rivissute in abbracci e sorrisi ritrovati in quelle amicizie che la distanza rafforza, facendoti sapere che ovunque nel mondo ci si ritrovi, non ci si lascia mai. Bastano cinque minuti per ritornare a quell’ultimo abbraccio che si era dati.
Cosa mi porto da questo mercatino? Che ci sono discoteche di Natale alle 8 di sera, che la raclette Svizzera è buonissima e imperdibile e che la Svizzera è probabilmente l’unico posto al mondo che può avere un mercatino all’interno di una stazione a due passi dai treni. Ed è così che si conclude la mia prima giornata a Zurigo.



Zurigo, Svizzera, 20 dicembre 2025
Sapete perché mi piacciono tanto i caffè? Perché sono incubatori di storie, e quando mi siedo in uno di loro con il mio latte macchiato d’avena, immagino i motivi che hanno riunito lì quelle persone: il brunch di Natale delle amiche, una pausa dallo shopping di una famiglia, il rincontrarsi in posti speciali di una coppia a distanza. “Ti eri proprio stancata del caffè, vero?” Mi dice uno di loro vedendo il mio tè. La verità è che aveva ancora tempo prima di vedere un’altra amica e mi pareva brutto restare senza ordini in un posto pieno. Ma ogni scusa è buona per attaccare il bottone e trovare accoglienza in un posto nuovo, sentirsi local tra i local o surfare quel filo invisibile che unisce tutti gli expat o quelli che lo sono stati.

Lasciando il cafè Mirò mi sono persa nelle stradine di Zurigo esplorando anche tra la miriade di negozietti vintage disposti un po’ ovunque in città. Con la mia nuova giacca vinile nera, vado al mio secondo capitolo di questo viaggio: la Thailandia. Vedo una persona conosciuta nel lontano 2017 e ritrovata dopo 8 lunghi anni e qualche messaggio random qui e lì.
Quanti progetti, quante storie, quanta crescita, tutto ritrovato nel tempo di un brunch vegetariano sotto il pensiero che il destino ti mette davanti le persone al momento giusto nel posto giusto. Subito dopo, mi perdo in un nuovo mercatino: quello della stazione, e nelle nuove vite di una Zurigo dal cielo blu. E anche qui, come in tutte le città del Nord in cui il sole è questo sconosciuto, quando si fa vedere è festa. Tutti fuori, tutti a godersi quei pochi raggi finché durano, perché chissà quando sarà la prossima.

La mia strada di alberi di Natale mi porta al Kunst Museum, il museo di arte moderna. Che bello perdersi tra gli abbracci di innamorati, impressioni monetiane modernizzate, stanze fatte di cera, punti e linee da Mondrian a Mirò e costellazioni di tanti colori. Che sia di storia naturale o di arte moderna, ogni museo mi lascia qualcosa che mi riconnette con l’anima di un posto. Dal perdersi nei colori e nella cultura moderna svizzera, mi sono persa negli sguardi e nei sorrisi della terza anima che incontro. Kenya, Germania, India, Svizzera, tutto in un momento che dura ore perché abbiamo tre anni di vita su cui aggiornarci: tre anni di battute, piani, abitudini, tutte da recuperare nel giro di una sera, sotto le luci dell’ennesimo mercatino al sapore del dolce GluhWein sulla melodia di una delle tante canzoni natalizie.





Così si scoprono anche le migliori cose che ben poche guide ti diranno: l’Opera House ha un calendario dell’avvento per tutto dicembre, per cui grandi personalità artistiche performano ogni sera per circa mezz’ora, per i fortunati o resistenti che hanno la pazienza di mettersi in fila per vivere questo momento di arte, a costo zero. Allo stesso modo, ho scoperto anche un singing Christmas three una struttura di legno che, puntuale ogni giorno di dicembre intorno alle 18, accoglie una schiera di bambini che si esibisce nelle più tradizionali canzoni natalizie. Non so voi, ma io lo trovo geniale. Una nuova occhiata alle onde di Lucy in the Sky , prima di prendere la strada verso la Guest House, a quanto pare, a due passi dalla zona più clubbing e discotecara di tutta la città. Chissà quali scoperte mi regalerà domani …
Werdenberg, Maienfield, Zurigo, Svizzera e Liechtenstein 21 dicembre 2025
Ho dei sentimenti contrastanti sui tour GetYourGuide, perché da un lato rappresentano il tipo di turismo contro cui mi batto: un bus, tante persone tutte insieme che vanno a invadere un posto, tutti alla stessa ora, in un tempo che non basta neanche per una chiacchierata con una persona del posto. Eppure, devo anche esserne grata perché, parliamoci chiaro, molte destinazioni non sono ancora solo traveler friendly. Pensate solo alla necessità di dover pagare il prezzo di una doppia per dormire in una singola: mi è successo davvero raramente di pagare il prezzo onesto da singola. E così i tour GetYourGuide rappresentano un’alternativa al dover pagare cifre esorbitanti e magari sentirsi insicuri per noleggiare una macchina e girare indipendentemente. Bellissimo, eh! Ma meglio quando non si è da soli.
Poi, a dir la verità, ci sono state molte volte dove tour sono stati di piccoli gruppi, guidati da local, e che sono effettivamente riusciti a creare connessioni tra noi partecipanti internazionali. Il problema è che è difficile scoprirlo da prima, e quindi eccomi qui sul bus con un’altra quarantina di persone (decisamente troppe) accompagnati dalla voce di Walter, una guida attempata di circa 80 anni che non perde occasione di raccontarci ogni piccola curiosità di quello che vediamo dalle grandi vetrate del bus (approved).
Prima tappa Werdenberg, un piccolo villaggio svizzero con il suo castello, la sua cattedrale e il suo insospettabilmente grande mercatino di Natale. Una chiesa ricostruita dopo un incendio, con le sue vetrate e il suo lampadario rimasto incredibilmente intatti, un castello adesso luogo di cerimonie. Il tutto con una vista incredibile sul lago e la sua costa d’oro, ovvero la parte abitata dei più ricchi e famosi, tra cui Federer. Quello che ho visto io? Tanta nebbia.

Ma al contempo, ho approfittato per lasciare le alture e per perdermi tra le stradine del villaggio, col risultato di trovare un negozietto gestito dalla moglie di un siciliano e uno stand con birre dalle etichette bellissime, perfino una Swiss Pale Ale chiamata Wanderlust. Che brutto quando si è in aereo e queste bontà devono rimanere dove sono.




Lasciato il villaggio, arriviamo all’insospettabilmente soleggiata e mite Maienfeld, più conosciuto come Heidiland. Avete capito bene: gli svizzeri si sono creati un villaggio per ricordare l’opera della connazionale Johanna Spyri. E io che pensavo fosse solo un cartone animato! Onestamente? Mi è piaciuto molto, perché, in quattro piccole baite, ricostruiscono una vita che abbiamo dimenticato. Una vita neanche troppo lontana, senza luce, senza elettricità, senza mezzi di trasporto se non cavalli, ma in armonia con i cicli della natura, autosufficiente, in cui la comunità e l’aiuto che ne potevi trarre rappresentavano la sopravvivenza. Insomma, così diversa da noi, ma non posso fermare quella piccola parte di me che pensa che quel senso di comunità manchi, in una società sempre più individualistica e, ahimè, sempre più sola.
Magari questo è il momento giusto per andare a chiedere un po’ di sale al vicino, o sorridere allo sconosciuto vicino a noi, per dimostrare un po’ a noi stessi, un po’ al mondo che d’altronde siamo tutti uguali e soli non siamo.



Vi ricordate anche il ritornello Ti sorridono i monti?. Ecco, qui ho capito che cosa intendessero. Perché tra raggi di sole e viste e sconfinate sul bianco, verde, blu, ho visto che i monti possono effettivamente sorriderti, e l’effetto è bellissimo, rigenerante, completo .

Ma veniamo al motivo per cui ho scelto questo tour: la terza tappa, ovvero il Liechtenstein. Ho googlato per capire come scriverlo? Sì. Volevo vedere il mio cinquantacinquesimo paese, ma anche un paese che viene spesso dimenticato e… Torno a casa con il cruccio di non averlo capito perché purtroppo un’ora non basta neanche a capire dove sei e, purtroppo per me, di sicuro non basta a vederne il suo museo, che mi avrebbe dato più dettagli su storia e cultura. Sono riuscita a vedere il Tesoro della Corona e dopo essermi presa un rimprovero per aver fatto una foto, mi sono soffermata a immaginare il costo di ogni pezzo presente in questa stanza nera e super sorvegliata. La risposta? Troppo alto. Tra diamanti, lapislazzuli, giada e perfino un pezzo di luna, ho capito solo che questo paese è ricco, un po’ una Svizzera in miniatura, che come dolce tipico ha una torta alle noci. Insomma, l’amarezza di non averlo potuto vivere a mio modo resta, così come la voglia di rivederlo.



Intanto, Una volta tornata a Zurigo, davanti a una birretta in un microbirrificio tutto colorato, penso a questa Zurigo internazionale, ricca, costosa, che mantiene la freddezza svizzera, ma viene riscaldata da eventi, vibes alternative, un melting pot di diverse nazionalità, e dal suo lago che d’estate gli fa cambiare volto. Merita una visita? Si, meglio ancora se con persone del posto che te ne fanno vedere l’anima commerciale, giovanile, e aperta. Chissà se anche con la Svizzera questo è solo un arrivederci.


Caffè e Ristoranti
- Miró Coffee Roasters
- Rent a Barista
- BRIDGE (Bridge Market)
- Haus Hiltl (Il mitico ristorante vegetariano)
- Bierwerk Züri
- Café e Guesthouse Für Dich
Cultura e Musei
- Zoologisches Museum (Museo di Storia Naturale)- gratuito
- Kunsthaus Zürich (Il Museo d’Arte) – a pagamento, circa 23 euro
- Opernhaus Zürich (Il Teatro dell’Opera)
- Museo Nazionale Svizzero (mercatino Illuminarium)
Tour GetYourGuide